Dipingere gli alberi: L'Arte di Cogliere l'Essenza.
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🌳 L'Ispirazione Silvestre
Nel cuore del paesaggio pittorico, gli alberi si ergono quali eterne fonti di ispirazione, amati per l'infinita varietà delle loro forme e per il carattere inconfondibile che conferiscono ad ogni scena.
Eppure, quando il pennello è chiamato a catturarne l'essenza, il segreto fondamentale risiede non nell'indagine minuta del dettaglio, ma nella sublime semplicità della composizione. Il pittore saggio non si perde nell'ossessiva ricerca della singola foglia, bensì mira a far emergere la potenza della massa, l'architettura maestosa e unitaria della chioma. È l'apparizione della forma, non l'inventario del particolare.
Si pensi, ad esempio, ai pioppi, quando si vestono del manto sfarzoso dell'autunno: non è il guizzo d'oro di ogni singola lamina a incantare, ma il volume vibrante e caldo che essi disegnano contro il cielo.
Preparo una piccola tela, inzio dapprima con una campitura dove mischio dei bruni e così col dipingere il cielo con del Bianco di Titanio e del Cobalto chiaro
Abbozzo il paesaggio con dei verdi composti da Ocra gialla e Oltremare...
... e proseguiamo il viaggio pittorico, descrivendone il processo .
🎨 Il Primo Soffio del Colore
L'inizio è un atto di fede nella semplicità: con movimenti ampi e decisi, abbozzo la forma generale delle masse arboree. La tavolozza si anima con una fusione primordiale di toni: l'ocra, che richiama la terra e il calore essenziale, si sposa con l'austero blu oltremare, e viene illuminata dalla presenza solida del bianco di titanio. Questa mescolanza iniziale non è ancora dettaglio, ma la promessa del colore, la base umile da cui sorgerà la luce.
Per infondere profondità e mistero nelle cavità della chioma, là dove la luce arretra, introduco una nota di gravità: un velo appena percepibile di Bruno Van Dyck. Questa stessa terra scura e complessa sarà la materia prima destinata a dare corpo ai tronchi e ai rami, le arterie e le ossa della struttura.
Per contrasto, dove la chioma si offre generosamente al sole, aggiungo un tocco di giallo puro e vibrante. È un accento discreto, un sussurro di luminanza che cattura il raggio fuggente, facendo vibrare le zone più esposte.
I tronchi, pilastri di questa visione, prendono forma dalla ricchezza terrena del Bruno Van Dyck, stemperato da una punta di blu oltremare. È un matrimonio di colori che conferisce alla corteccia un peso e una verità inequivocabili. Procedo quindi, non con strisciature uniformi, ma picchiettando la materia colorata con delicatezza ritmica. Questo tocco frammentato e ripetuto è il vero segreto: conferisce alla massa fogliare, e per estensione al tronco stesso, una profondità tattile e una vita pulsante.
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